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venerdì 7 gennaio 2011

La DISCONFERMA: "Tu NON ESISTI!"

Dobbiamo entrare nell'ottica delle idee che non possiamo non comunicare!!! E' impossibile che le persone attorno a noi non percepiscano qualcosa che "stiamo dicendo" inconsapevolmente! Anche il silenzio comunica: se leggiamo un libro o ascoltiamo musica con le cuffie nelle orecchie mentre siamo in autobus, ad esempio, stiamo comunicando che non vogliamo essere disturbati; se siamo in silenzio, ma continuiamo a guardare l'orologio ogni tre minuti, comunichiamo di essere in ansia o di essere impazienti!
Non si può non comunicare!!! 

Detto questo, ci sono diverse modalità di comunicazione e occorre prestare molta attenzione nei colloqui con i bambini in quanto possiamo incappare in alcuni tranelli.

La Conferma avviene quando il ricevente della comunicazione prende in considerazione l'altro e ciò che ha voluto dirgli e pertanto può rispondere e prendere una posizione a riguardo. Attenzione: la conferma non vuol dire per forza essere d'accordo con quanto detto dall'altro, perchè anche un rifiuto, un "no" comunica di aver preso atto della comunicazione, comunica di aver "accettato" l'altro.

La Negazione avviene quando alla comunicazione proposta, il ricevente risponde con un rifiuto. Per quanto questo possa essere doloroso, esso presuppone comunque il riconoscimento (anche se limitato) dell'altro.

La Disconferma avviene quando il ricevente della comunicazione ignora, non ascolta, non vede l'emittente anche se questo fa di tutto per farsi notare. La disconferma in realtà dice: "Tu per me non esisti!". Manca perciò, in questo tipo di comunicazione ogni possibilità di discussione. Non solo si nega il messaggio dell'emittente della comunicazione, ma addirittura si nega la sua esistenza.
Possiamo capire ciò che questo può rappresentare per un bambino che difronte all'adulto si sente privo della propria personalità, di ogni capacità di poter modificare la situazione. Il bambino non riceve alcun aiuto nel definirsi come persona!!!

Vorrei riportare, per essere più chiara, un esempio di disconferma che ho letto su uno dei libri che sto studiando:

N.B. L'esempio sotto riportato è un riassunto dell'evento descritto nel libro presente nella bibliografia.

Ci troviamo nei primi giorni di scuola di una prima elementare e il maestro cerca di ridimensionare il caos che si è creato soprattutto a causa di K. che sembra stia tenendo uno show per i suoi compagni che per tutta risposta ridono per ogni suo comportamento. Queste risate fanno arrabbiare moltissimo il maestro che dice: "Mi hai veramente stancato, se non ti interessa stare qui puoi uscire, anzi io vorrei proprio che tu stessi qui fuori", così va ad afferrare K. per un braccio cercando di portarlo fuori dall'aula, ma lui si oppone e il maestro riprende: "Allora se vuoi stare qui smettila di fare il pagliaccio e il maleducato, e voi - rivolgendosi agli altri bambini - fate finta di non vederlo, K. non esiste, non parlategli e non guardatelo, io faccio finta di non sentirlo nè vederlo, visto che ogni volta che gli chiedo di smettere lui fa finta di non sentirmi, anche io farò finta che lui non sia in questa classe!".
Qualche giorno dopo in classe vi è di nuovo caos e K. dà una spinta ad un suo compagno che cade per terra così il maestro lo caccia via dall'aula e lo manda in bagno intimandogli di restarci fino a quando lui non lo avrebbe richiamato. K. esce fuori dall'aula saltellando, tentando di non perdere la faccia davanti ai suoi compagni. Una volta fuori i compagni ridono e il maestro dice: "Ho detto che K. non esiste, dovete far finta di non sentirlo."
Dopo circa un quarto d'ora il maestro va a chiamare K. e lo trova in bagno: il bagno è allagato, l'acqua è giunta fino in corridoio, uno dei rubinetti del lavandino è aperta e K. ha la camicia tutta bagnata e continua a ridere forzatamente. Gli altri bambini scoppiano a ridere alla sua vista ed uno di loro gli mostra sostegno. Il maestro, senza dire nulla, lo conduce al suo posto.
K. allagando il bagno e bagnandosi, ha riguadagnato ed esteso la sua visibilità, in risposta al "TU NON ESISTI".


Bibliografia:
"Le buone prassi tra il dichiarato e l'agito", Nicola Cuomo ed Elisabetta Bacciaglia, AEMOCON Emozione di conoscere BO 2005 - www.unibo.it/emozione

5 commenti:

  1. Salve Sono Giovanni e ho un figlio di 8 anni.
    Vorrei esprimere il mio disaccordo soprattutto riguardo l'esempio citato nella "disconferma": mi sembra che qui si voglia focalizzare la colpa sull'insegnante quando io penso che non abbia fatto nulla di male,anzi trovo corretto che il cercare di isolarlo poichè è noto che molti bambini cambiano il loro comportamento(specialmente i più "energici")in base al consenso che riescono a scaturire tra i loro compagni! Non credo sia giusto giustificare il bambino, ha sbagliato ed è giusto che sia "punito".
    Giovanni

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  2. Ciao Giovanni,
    grazie per il tuo commento.
    Questo post non intendeva giustificare il comportamento di K, ma semplicemente far luce e far riflettere sul come il "Tu non esisti!" dell'insegnante abbia fatto reagire bambino in questa direzione.
    Tra l'altro, se posso esprimere il mio personale parere, il mandare fuori un bambino dalla classe serve all'insegnante più che all'alunno in quanto è lui che, non sapendo come gestire la situazione, preferisce eliminare la fonte del disturbo escludendolo dalla realtà della classe; anche l'ignorare K. e chiedere agli altri alunni di fare altrettanto denota, a mio parere, una forte insicurezza dell'insegnante su come gestire il bambino e pertanto sceglie di far finta che non esista, sperando che questo lo scoraggi nel proseguire a disturbare.
    Come abbiamo visto, non sempre accade questo.
    Spero di essere stata esauriente!
    Saluti,
    Stefania

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  3. buondì,
    il post è un po' vecchio, ma penso sia sempre valido. Mio figlio, 10 anni, 5° elementare, è in pessimi rapporti con il maestro già da anni. Noi abbiamo il tempo pieno e due maestre, in una classe di 23 bambini. In verità il bambino è un normale bambino, con la differenza che mentre molti suoi compagni/compagne, vivono male la presenza di questo maestro perchè è giovane, sarcastico, presuntuoso e non aggiungo altro ( se non che sono in diversi a non voler andare a scuola quando c'è lui ), mio figlio che è di indole buona ma testardo, vispo e intelligente, non arretra di un millimetro e non abbassa lo sguardo. Anzi, lo sfida di continuo ( secondo il maestro )disegnando mentre lui spiega geometria, giocando con le penne mentre spiega scienze, rispondendogli se lo rimprovera di stare attento alla lezione ( non parolacce, ma solo sorrisetti o battutine di mani che irritano il maestro ). Il bambino, in questi anni, non gli ha perdonato diverse cose ( ad esempio che mentre lo interrogava il maestro maneggiava il cellulare, facendogli perdere il filo e prendendosi un 4 perchè oltre a non averlo ascoltato lo ha mandato in confusione ). Tra le tante cose, il maestro ha il " vizio " di mandare fuori i bambini che gli mancano di rispetto. Perchè " lui " il rispetto lo esige. Non ci sarebbe quasi niente di male, se non fosse che, ad esempio, mio figlio staziona fuori dalla classe per due ore di fila. Solo e a porta chiusa. Capirei magari 5 minuti, ma due ore non lo capisco più. Una volta, quando gli ho chiesto di chiarirmi la valenza educativa, il maestro mi disse che non sopportava mio figlio, con quella faccia da sfida e quindi lo mandava fuori a riflettere perchè gli faceva perdere la calma. Beh...due ore di riflessione. Il risultato è che in tutte le materie del maestro, mio figlio ha 4: matematica e scienze. Ci sarebbe anche ginnastica, in cui ha 10, ma praticamente ogni volta che ci sarebbe la lezione, con una scusa incolpa sempre mio figlio e gli fa saltare l'ora. Ho provato a chiarirmi con l'interessato, ma è proprio convinto che questa sia la strada giusta perchè mio figlio con lui non studia e quindi deve essere convinto con le cattive. Non so come mai, con l'altra maestra ha tutti 9. Ho perfino pensato che fosse discalculico ( ha proprio un vero rifiuto di matematica )e fatto fare tutti i test, ma è normalissimo. Magari un leggero deficit dell'attenzione, ma niente di più. Anzi, ha una logica eccezionale, ma che non applica a scuola.
    Sto ancora cercando di capire il significato educativo di lasciare un bambino solo in corridoio due ore di fila e sto cercando un'argomentazione che possa convincere questa persona a cambiare atteggiamento. A dire la verità avevo già provato a parlargli e devo dire che per un discreto periodo mio figlio di aveva detto che il maestro era diventato bravo e di consegueza aveva la sufficienza abbondante in tutte le materie. Ma da un po' di tempo mi porta solo 4, note, e lo ha già messo fuori dalla porta non so più quante volte. Penfino i suoi compagni mi sono venuti a dire " poverino, ma come fa a imparare matematica se il maestro lo mette fuori " ? e sono dei bambini....possibile che un maestro, che in teoria dovrebbe essere un educatore, si comporti in questo modo ? Sbaglio io ? Eppure non sono protettiva, tant'è che ancora non mi sono schierata ufficialmente dalla parte del bambino, ma sono veramente esasperata. Cosa posso fare ? Che argomenti posso portare ? Oppure sono io che sbaglio ? Forse il maestro ha diritto al rispetto solo perchè è un adulto mentre i bambini non hanno diritto a nessuna forma di rispetto ?

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  4. Gentile signora,
    si legge nella sua mail una grande angoscia relativa ai fatti da lei esposti, che sono sicuramente dovuti ai legittimi pensieri di una madre che si chiede cosa poter fare in un caso del genere che, su questo l'assicuro, è ricco di spunti su cui riflettere, o almeno, hanno condotto me sulla riflessione. Leggendo la sua mail, infatti, mi sono sorte spontanee delle domande a cui non sono riuscita a trovare una risposta:

    1. E' risaputo che i primi anni di scuola sono fondamentali alla formazione dell'interesse e allo stimolo della curiosità nei bambini, che sulla base delle loro esperienze nella scuola primaria inevitabilmente costruiranno i propri interessi. E' però compito della scuola costruire e motivare questi interessi e fornire solide basi ai bambini in modo che questi possano andare a consolidarsi nel tempo. Suo figlio potrà mai nutrire pertanto interesse o curiosità verso le materie scientifiche se, a quanto detto da lei, l'unica cosa che fa durante le lezioni del maestro è guardare i muri del corridoio?

    2. Lei ha sentito il bisogno di valutare se suo figlio fosse discalculico. Suo figlio ha in effetti, probabilmente, un rifiuto per la matematica in questo momento, ma questo si potrebbe anche attribuire alla situazione di disagio che il bambino vive all'interno della sua classe, che dopo 5 anni di scuola diventa quasi come una casa: un disagio quotidiano, dunque, che può davvero riflettersi nel futuro come un disagio verso la matematica! Io, ad esempio, ricordo benissimo quanto la mortificazione e il disagio che nutrivo quando andavo a scuola in 3 elementare e sapevo che mi aspettava una lezione sulle equivalenze, che non solo non capivo ma mi facevano sentire inadeguata agli occhi della maestra che ogni tanto mi sbeffeggiava (e io considero quella che ho avuto comunque una brava maestra). Questo per farle capire quanto anche una singola esperienza possa comunque “deviare” un percorso.

    3. Da quanto ho capito l'insegnante oltre alle materie scientifiche insegna anche educazione motoria e anche in questa, per un motivo o per un altro, il bambino viene escluso dalla lezione. Nonostante questo ha il massimo dei voti! Si è chiesta come mai nelle altre materie alla cui spiegazione il bambino non assiste poichè il maestro lo esclude volontariamente dal contesto classe suo figlio ha 4 mentre in educazione motoria ha 10? Mi verrebbe da pensare che il maestro possa credere che sia difficile che un bambino di 5 elementare non si impegni in educazione motoria che ,anzi, è una delle materie più amate dai bambini...Forse sente il suo giudizio come più inequivocabile in materie come scienze e matematica rispetto all'educazione motoria?
    4. La risposta che il maestro le ha dato come spiegazione: “Io suo figlio non lo sopporto” non è a mio parere professionale. Anche perché lui è pagato per “sopportare” suo figlio, e non solo. I maestri infatti sono anche educatori ed è su questo forse che dovrebbe puntare un suo eventuale chiarimento con il maestro, poiché continuare una gara su chi è il più forte è comprensibile da parte di un bambino di 10 anni, ma con un maestro che è comunque inevitabilmente un punto di riferimento. Qual è il messaggio che si invia al bambino? Davvero a scuola ci importa di più che i bambini capiscano chi è il più forte piuttosto che le materie scolastiche in un clima che stimoli l’apprendimento?
    Ho scritto tutto ciò riflettendo ovviamente su quello che lei mi ha scritto, sperando che queste riflessioni possano esserle utili. La ringraziamo per averci scritto e la invitiamo a scriverci ancora per ogni curiosità o per raccontarci qualche esperienza.
    Cordiali saluti,
    Stefania

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  5. La ringrazio per l'incoraggiamento. Il 10 in educazione fisica si spiega perchè il bambino fa basket ed è piuttosto bravo. E' logico che sia uno dei migliori anche a ginnastica ed è per questo che il maestro lo mette sempre a riflettere in panchina quando non svolge la ginnastica in modo ( a suo dire ) corretto, senza strappare la palla al compagno quando giocano a basket o pallamano, senza spintonare per portare via la palla ad un compagno, senza ridere quando segna un punto per la sua squadra perchè mortifica l'altra squadra. Ho sempre detto al bambino di adeguarsi perchè le regole di partita dipendono dal mister. Se il mister di basket ritiene che deve fare così altrimenti non vince, lo deve fare. Se il mister di scuola ritiene che invece non lo deve fare..il mister è lui, cosa gli costa accontentarlo ? tanto noi lo sappiamo che è bravo, anche se non segna. Il problema è che lo ha preso di mira e quando lo vede vicino a qualcuno sostiene che chiacchiera e lo mette in panchina. Quando fa punto sostiene che è troppo facile perchè lui è bravo e lo mette in panchina...se no gli altri non hanno spazio. Insomma, ce l'ha con lui e se n'è accorta tutta la classe, tanto è vero che si schierano spesso col compagno per difenderlo, ma vige la legge del più forte a quanto pare e, spesso, finiscono in panchina in coppia. Apprezzo il tentativo dei compagni, che denota che sono più intelligenti e maturi di quanto possano pensare gli adulti,e che arrivano a comprendere il senso di giustizia, ma dall'altra parte temo che questo atteggiamento " corporativo " aumenti l'astio verso il bambino. E' vero che per un adulto è facile avere la meglio su un bambino, ma è altrettanto vero che il bambino si spezza ma non si piega, non accettandone l'autorità. Se il tentativo è quello di isolarlo ( la disconferma, come la chiamate voi ) , non lo ha raggiunto. Dopo l'esclusione da ginnastica o la riduzione dell'intervallo, oppure l'abbassare un voto nella verifica per il comportamento, parte la sfida da parte di mio figlio che non accetta di essere punito ingiustamente. Considerando che il maestro lo mette fuori per due ore escludendolo volontariamente dalla lezione, direi che il bambino vince il braccio di ferro perchè è l'adulto che si sottrae al confronto.
    Questo, secondo me, è il messaggio sbagliato. Al di là della punizione che è stupida in sè ( far perdere al bambino due ore di lezione che poi NON spiega così impara...e sai che dispetto !), quale sarà la lezione di vita che imparerà il bambino a scuola ? Imparerà a portare rispetto per non essere escluso, o imparerà la legge del più forte ?
    Penso che sarà questa la domanda che porgerò per prima cosa al maestro. In effetti mi preoccupa solo il risvolto psicologico. Va ancora bene perchè è un bambino equilibrato di suo, ma cosa potrebbe passare per la mente di un bambino di 10 anni che è consapevole di stare subendo una punizione eccessiva, ma che non si arrende davanti alla prepotenza, mantenendo a sua volta un atteggiamento " poco consono "come scrive il maestro ? Come convincerlo a smettere di sfidare il maestro perchè non lo porta da nessuna parte ? Perchè io vorrei questo: se il maestro non arriva a capire il proprio errore, vorrei portare il bambino ad essere migliore di un adulto infantile. Come fare ? Che strategia potrei mettere in campo ? Andrò a parlare con il maestro, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ho pensato di evitare punizioni aggiuntive ed evitare anche premi di conforto ed invitarlo a portare pazienza ( come, del resto, altri bambini della sua classe, soprattutto bambine, più soggiogate da un insegnante maschio ). Anche perchè, comunque, lui non deve sfidare un adulto, soprattutto se è il suo maestro. Anche se sbaglia, non è la sfida che lo farà cambiare. Non posso però ignorare il problema, nè farlo affrontare al bambino da solo. In questo caso, la guida educativa dovrei essere io. Ma io non so cosa fare !!


    Grazie ancora per ogni consiglio.

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